A seguire un breve riassunto dei principali sviluppi nella legislazione degli Emirati Arabi Uniti. 1. VAT Il Federal National Council ha approvato una bozza di legge che servira’ da guida per l’applicazione dell’Imposta sul Valore Aggiunto (VAT). Contemporanemente agli altri Paesi che fanno parte del Gulf Cooperation Council (GCC), gli Emirati Arabi Uniti (EAU) applicheranno l’IVA a partire dal 1 Gennaio 2018. A Maggio 2017, tutti e sei gli Stati del GCC hanno ratificato la United Convention of the Value Added Tax (VAT) per i Paesi GCC che introduranno la tassa, applicando il rateo in maniera graduale sui prodotti importati e sui beni e servizi offerti ad ogni fase della produzione e della distribuzione. I Paesi si sono inoltre accordati sul rateo della tassa, ad oggi stabilita al 5%; sono esenti dall’applicazione dell’IVA determinati beni e settori, tra I quali l’istruzione, la sanita’ ed alcuni beni di prima necessita’ come I generi alimentari di base. Ogni Paese ha il compito di emanare individualmente le leggi e le regolamentazioni con legge interna, sulla base di quanto accordato a livello GCC, tenendo conto delle specifiche leggi federali e fiscali gia’ operanti nel Paese. Benche’ la legge non sia stata ancora pubblicata, il Ministro delle Finanze degli EAU ha precisato alcuni dettagli. Le proprieta’ di residenza, alcuni servizi finanziari, I terreni non edificati ed il trasporto locale saranno esenti dalla tassa VAT del 5%; Le forniture (incluse le vendite e Ie locazioni) di immobili commerciali saranno tassate a livello standard 5%; dall’altro lato, le forniture di proprieta’ residenzali saranno, nella norma, esentate dalla tassa VAT. In questo modo si assicura che l’introduzione della tassa 5% non costituisce un costo irrecuperabile per coloro che desiderano comprarsi la proprieta’; Tra I beni totalmente esentati dall’applicazione della tassa 5% troviamo: exports di beni e servizi al di fuori dei Paesi GCC, trasporto internazionale, alcuni mezzi di trasporto via mare, area e via terra, i servizi legati all’istruzione, i servizi sanitari ed alcuni investimenti con elevata presenza di metalli preziosi (come oro ed argento di purezza 99%). 2. ACCISE Sempre a Maggio 2017, i Paesi GCC hanno ratificato la Convenzione che introduce l’accisa su “beni che sono giudicati pericolosi alla salute ed all’ambiente, ma anche sui beni di lusso, secondo una specifica lista e con l’applicazione di un corrispondente rateo fiscale”. Le accise devono ancora essere determinate dal Comitato Ministeriale. Come per la Unified Convention per l’applicazione dell’IVA, ogni Paese e’ individualmente responsabile per l’emanazione della specifica legge e delle regolamentazioni rispetto a quanto stabilito dal Comitato, in linea con le proprie leggi fiscali e federali. E’ stato anticipato che ogni Paese deve emanare le suddette leggi per l’applicazione dell’accordo entro il 1 Gennaio 2018. Il Governo degli EAU ha indicato che la Excise Tax sara’ implementata nella seconda meta’ del 2017 con un rateo del 100% sul tabacco e sulle bevande alcooliche; un’accisa del 50% sara’ invece applicata alle bevande zuccherate. 3. TAKEOVER CODE Un altro interessante sviluppo negli EAU e’ relativo all’emanazione da parte della Emirates Securities and Commodities Authority (SCA) delle regole sulle fusioni ed acquisizioni di societa’ a partecipazione pubblica. Per la prima volta negli EAU sara’ definito uno specifico regime di acquisizione codificato. La Delibera che ha implementato suddetta regola, Resolution N. (18/RM) del 2017, e’ stata recentemente approvata ed i suoi affetti si apprestano ad essere visti nel mercato emeratino Fusioni & Acquisizioni in tempi brevi. 4. PROCEDIMENTO ARBITRALE DELLA INTERNATIONAL CHAMBER OF COMMERCE (ICC) E’ stato recentemente annunciato che l’Abu Dhabi Global Market (ADGM) stabilira’ un colllegio arbitrale sulla Al Maryah Island a partire dai primi mesi del 2018 insieme alla Corte Internazionale di Arbitrariato della ICC; l’ufficio rappresentativo del Medio Oriente sara’ localizzato nella ADGM. La creazione del Collegio Arbitrale AGDM e l’implementazione dell’ufficio rappresentativo della ICC costituiscono un voto di fiducia agli EAU come una sede importante per I contenziosi internazionali, non solo nella Regione ma anche a livello mondiale. La decisione, inoltre, consente ad Abu Dhabi di incrementare gli enormi Investimenti Esteri diretti e dara’ ai conteziosi (sia locali che internazionali) altre alternative nei loro processi e nella risoluzione delle dispute negli Emirati Arabi Uniti. Scarica la ricerca
1. Introduzione Uno dei punti di forza dell’Italia è costituito dal patrimonio agroalimentare ingente che possiede, il quale è invidiato in tutto il mondo. La qualità del prodotto alimentare Italiano gode di grande reputazione e ciò permette che ci sia una grande richiesta di prodotti in tutto il mondo, e che il settore alimentare italiano possa costituire un elemento positivo nella bilancia dei pagamenti. Questa ingente richiesta di prodotti italiani fa sì che esso sia oggetto di notevoli contraffazioni e imitazioni, che producono notevoli effetti negativi sull’economia. I prodotti italiani raggiungono svariati mercati internazionali registrando sempre grande successo, essendo competitivi in relazione al prezzo e alla qualità che presentano. Le specialità italiane che riscuotono successo nel mondo sono: Prodotti di marca Prodotti tipici (stretto legame con il territorio) Le produzioni tipiche italiane che hanno maggior successo sono: Prodotti tradizionali: sono quelli che hanno metodi di lavorazione, conservazione e stagionatura tradizionali ormai consolidate nel tempo. Prodotti tipici: sono quelli protetti dalle certificazioni europee, o meglio quelli che sono di origine protetta (DOP, IGP), prodotti con attestazione di specificità (SGT), vini con indicazione geografica tipica (IGT) a denominazione controllata (DOC) e garantita (DOCG). Molti di questi prodotti riconosciuti ed apprezzati sono quelli che maggiormente ricadono nei fenomeni di contraffazione ed imitazione. I prodotti alimentari italiani sono di importanza vitale nelle esportazioni, infatti hanno un valore di circa 12.6 miliardi di euro. Tra i vari prodotti che rientrano nel cosiddetto Made in Italy possiamo trovare: Vino Pasta Formaggi Olio d’oliva Dolciari Salumi Nel mondo vengono quindi apprezzati questi prodotti genuini, che presentano un forte legame con il territorio nel quale avviene la produzione, cioè il territorio italiano. 1.1Sviluppo dei comportamenti di contraffazione e imitazione: l’agro pirateria L’agro pirateria viene indicata come l’applicazione ai prodotti agroalimentari di pratiche di contraffazione e falsificazione, cioè quelle azioni che hanno come scopo quello di conferire ai prodotti un’identità differente rispetto a quella posseduta. Il termine agro pirateria è un termine che viene utilizzato generalmente, ma che presenta differenti pratiche: Falsificazione dell’identità merceologica del prodotto: si basa sull’utilizzo di materie prime, semilavorati, con un valore qualitativo ed economico inferiore rispetto ai prodotti autentici e l’utilizzo di processi produttivi volti al contenimento dei costi di produzione o elusione di norme correnti, con un prodotto che presenta una qualità inferiore rispetto a quello dichiarato; Falsificazione dell’identità aziendale di un prodotto, le cui caratteristiche esterne fanno supporre un produttore diverso rispetto a quello reale; La falsificazione dell’origine geografica di un prodotto, che riguarda la provenienza delle materie prime o localizzazione del processo produttivo; L’imitazione di tratti caratteristici del prodotto in modo da evocare un identità nazionale differente rispetto a quella di origine. Questa pratica riferendosi particolarmente ai prodotti agroalimentari italiani viene indicata come “imitazione Italian sounding”. L’agro pirateria ha a che fare sia con pratiche di falsificazione che di imitazione. Per falsificazione si intendono tutte le azioni fraudolente che violano il diritto di proprietà intellettuale e industriale. La pratica di imitazione prevede invece l’introduzione sul mercato di prodotti simili ma non identici a quelli originali. Questa pratica ha come obbiettivo finale quello di ingannare il consumatore e di creare in lui delle aspettative non reali. Questo tipo di pratiche di agro pirateria non violano nessun tipo di proprietà intellettuale o industriale ma avvengono nella conformità della legge rientrando cosi nelle azioni di concorrenza sleale confusoria. L’elemento che distingue queste pratiche tra di loro sono i soggetti che le pongono in essere. Coloro che generalmente attuano pirateria o agro pirateria sono soggetti non imprenditori e la cui attività è illecita. L’imitazione viene compiuta da imprese di piccole dimensioni a diffusione locale, aziende nazionali o multinazionali. La pratica di agro pirateria sul piano teorico può essere inquadrata all’interno di quello che viene definito fallimento di mercato che si riconduce alla presenza di asimmetrie informative accentuate dalla presenza di barriere protettive e costi di transazione elevati. La qualità del prodotto non può essere valutata sul prezzo, cosa che guarda il consumatore, il quale effettua la scelta sulla qualità attesa piuttosto che su quella effettiva. Conseguenza della diffusione della pirateria sono stati: Espansione mercati dovuti alla globalizzazione Crescita del commercio elettronico Disponibilità di riprodurre i tratti distintivi dei prodotti La presenza di barriere tariffarie e la lontananza dei mercati impedisce ai prodotti di raggiungere il mercato interno provocando così un aumento delle pratiche di contraffazione e imitazione. L’agro pirateria si distingue principalmente per due caratteristiche: La falsificazione delle Indicazioni e Denominazione di Origine e “marchi” originari Le pratiche di imitazione Italian Sounding, cioè ricorrere a riferimenti ingannevoli di aree geografiche italiane, utilizzando immagini, nomi o simboli che richiamano l’Italia. L’agro pirateria continua ad essere un fenomeno in continua crescita che realizza un giro d’affari maggiore, rispetto a quello che viene realizzato da parte dei veri e autentici prodotti agroalimentari italiani. 1.2 I danni e le possibili conseguenze della contraffazione La contraffazione come fenomeno può comportare diverse conseguenze per le diverse categorie di attori, cioè per: Imprese Consumatori Stato Salute pubblica Quando la contraffazione del prodotto riguarda la sua provenienza e origine, questo non è tossico, intaccando la sua qualità invece lo può diventare ed essere nocivo per la salute delle persone. I prodotti contraffatti non concedono la possibilità per le imprese di essere competitive sul mercato e di poter cosi remunerare i costi di investimento, pregiudicando in futuro la possibilità di guadagnarsi una fetta del mercato. Per lo stato questo tipo di pratiche sono notevolmente dannose, perché la mancata valorizzazione di prodotti di grande pregio fa sì che ciò possa incidere negativamente sulla possibile espansione con una diminuzione della quantità di export, portando così ad una minore innovazione e miglioramento del prodotto. Particolarmente contraffatti sono i prodotti che sono certificati, che godono di notevole reputazione e sono competitivi sul mercato internazionale. L’area caratterizzata da una maggiore contraffazione dei prodotti agroalimentari è quella del Nord-America, i cui prodotti falsi raggiungono quasi il 70% delle vendite. Per le imitazioni Italian Sounding è l’area comunitaria a essere maggiormente colpita con 25 miliardi di euro, ma rimane sempre
1. Introduzione L’attività di re-export e import è vitale per l’economia dell’Emirato di Dubai. Dubai è diventato il centro commerciale più importante di tutto il Medio Oriente soprattutto per quanto riguarda il “trading del food”; tutto ciò comporta infatti che ci siano procedure di controllo per i generi alimentari, effettuate dall’Autorita’ Governativa, la quale deve garantire la sicurezza e la qualità degli import e del re-export. L’autorità che si occupa del processo di controllo dei prodotti è la “Dubai Municipality”, la quale per poter provvedere all’ingente crescita del Commercio dei generi alimentari, ha dato vita ad un organo specializzato nella sicurezza e nella salute dei consumatori identificando gli standard e le specifiche tecniche che devono possedere i prodotti per garantire la sicurezza e salute dei consumatori. 2. Food Import Re-export System (FIRS) La Dubai Municipality ha creato una piattaforma elettronica per rendere più facile alle aziende registrare il proprio prodotto online. In particolare il FIRS si occupa di: Servizi della “Food Trade Section”, sezione del “Dipartimento di Controllo”, la quale prevede: Importazione di alimenti Approvazione etichetta di alimenti Rilascio certificati sanitari Distribuzione di alimenti Rilascio certificati necessari Registrare tutti i prodotti alimentari con le informazioni, che sono sintetizzate nell’apposito codice a barre Dirigere il procedimento interamente elettronico: partendo con l’approvazione e la registrazione dei prodotti alimentari e proseguendo con l’importazione del food, l’ispezione, lo svolgimento follow-ups e poi infine la conclusione della transizione. Pagamento delle tasse necessarie per il procedimento, pagate tutte online Sistema di campionamento dei prodotti alimentari, integrato con il programma elettronico del D mood&environment laboratory 3. Regolamentazione delle importazioni di prodotti alimentari Le regolamentazioni previste per i prodotti alimentari devono essere applicate a tutti i prodotti entranti a Dubai e in qualsiasi stabilimento degli UAE. Prima di effettuare il processo di importazione è necessario che lo stabilimento di importazione assicuri l’adempienza di diversi criteri tra i quali: Essere registrato presso la Dubai Municipality e-government seguendo diversi step: Inviando un’applicazione elettronica accedendo al website di DM www.dm.gov.ae e cliccando su registra e selezione e seguendo le istruzioni. Il rappresentante dell’azienda si deve recare all’ufficio per i servizi del consumatore all’interno del DM a Dubai e poi presentare la copia della licenza di Commercio dell’azienda, numero di registrazione e timbro ufficiale dell’azienda Attivazione del servizio Food Import & re-export registrandosi con il FIRS che appartiene alla Food Trade Control Section. Per registrarsi é necessario fornire: Registrarsi presso e-government Presentare la copia della licenza commerciale dell’azienda Un recapito telefonico e numero di fax dell’azienda Un email dell’azienda Il numero Post Office Box dell’azienda Nominativo e recapito telefonico del rappresentante dell’azienda Dettagli di localizzazione del deposito dell’azienda a Dubai (zona, strada, etc.) Recapito telefonico e numero fax del deposito Approvazione dell’etichetta dei prodotti alimentari per i quali non è stato approvato precedentemente. L’approvazione dell’etichetta per i generi alimentari richiede: Presentazione di un’applicazione elettronica attraverso la FIRS. L’applicazione può includere uno o più prodotti alimentari. Questo può essere fatto scegliendo “approvazione etichetta alimenti” dal menu principale. Ogni etichetta alimentare deve contenere: a. Nome del marchio; b. Nome del prodotto; c. Gli ingredienti di cui è composto l’alimento (disposti in ordine decrescente di peso e volume); d. Data di produzione e scadenza di tutti i prodotti (eccetto per quelli che sono esenti dalla dichiarazione della data di scadenza); e. Nome del produttore alimentare, dell’imballatore, del distributore o dell’importer; f. Peso netto o volume; g. Paese di origine (l’omissione porta ad ingannare o indurre in errore il consumatore); h. Codice a barre del prodotto; i. Numero del lotto; j. La lingua dell’etichetta dovrebbe essere l’Arabo. Si possono usare, in alternativa e se approvati, adesivi per la traduzione dell’etichetta in lingua araba. Le richieste minime per le informazioni in lingua Araba che devono essere presenti sull’etichetta o sull’adesivo oppure se vengono richieste: l. Condizione di conservazione (se la validità del prodotto dipende da tali condizioni); m. Menzione degli ingredienti che possono causare ipersensibilità; n. Istruzioni per l’uso del prodotto; o. La visualizzazione delle informazioni nutrizionali è opzionale (eccetto per i prodotti ad uso speciale come alimenti per neonati, malati, etc.)Dopo ciò è necessario che un campione del prodotto e la sua etichettatura debbano essere consegnati alla sezione Food Studies &Planning Section. Ogni singola etichetta alimentare va poi studiata dal Dipartimento di Controllo Alimentare, e nel caso in cui son necessarie delle modifiche, queste devono essere prontamente notificate. Lo status di applicazione deve essere: Approved Pending Payment. Successivamente l’azienda deve seguire il procedimento sopra spiegato, effettuare il pagamento elettronico e ricevere l’approvazione del Food Studies & Planning Office di Karma Dubai. Tutti i prodotti importati devono essere registrati e classificati in base al codice a barre. Questo è il prerequisito necessario per concludere l’iter dell’applicazione online e prevede diverse tappe: Presentazione di una e-application per la registrazione di ogni nuovo prodotto alimentare attraverso il “Sistema Food Import & Export (FIRS)” e compilazione delle informazioni richieste. Allegando un’immagine chiara e completa dell’etichetta dell’alimento attraverso la scelta “Upload Product Image”. Se l’etichetta del prodotto non è disponibile, un campione dell’alimento può essere presentato all’ufficio interessato (I luoghi di registrazione sono menzionati nella “Food Control Services Contact List” alla fine dell’elaborato). Le date di produzione e di scadenza devono essere inserite nell’etichetta secondo i seguenti criteri: Le date di produzione e scadenza, eccetto per i prodotti che ne sono esenti, devono essere stampate sul pacchetto originale o sull’etichetta. È vietato scrivere queste date a mano o indicarle su un adesivo (compreso l’adesivo che è usato per la traduzione in lingua araba). Date doppie non sono permesse (cioè quelle che indicano più di una data di produzione o di scadenza). Le date di produzione e di scadenza devono essere stampate chiaramente, stampate in rilievo o incise; e devono essere difficili da cancellare. Giorno – Mese – Anno devono essere indicati sul bene alimentare prodotto con una validità di 3 mesi o inferiori. Mese-anno devono essere indicate sui prodotti che hanno una validità superiore ai 3 mesi. I beni alimentari sono divisi in tre categorie a seconda della loro validità
1. Quadro generale e indicatori macroeconomici Gli Emirati Arabi Uniti (EAU) sono uno Stato federato composto da sette Emirati (Dubai, Abu Dhabi, Sharjah, Ajman, Fujairah, Ras Al-Khaimah e Umm Al-Qaywayn). Grazie alla loro posizione geografica che li vede centrali ai flussi commerciali tra Asia, Europa ed Africa e grazie alle abbondanti riserve di combustibili fossili che da sole rappresentano il 35% del Prodotto Interno Lordo (PIL), gli EAU possono vantare il settimo PIL pro capite più alto al mondo. Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) infatti, lo stima sui 401.6 miliardi di dollari (USD) nel 2014 e sui 413.6 miliardi di USD nel 2015. Gli EAU inoltre, restano il terzo produttore di greggio dell’area del Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG; meglio noto con l’acronimo inglese GCC, Gulf Cooperation Council) e si posizionano al settimo posto per riserve di greggio e gas naturale a livello mondiale. Queste ultime si concentrano per il 94 % nell’Emirato di Abu Dhabi e garantiscono al Paese, una capacità produttiva media di 2.7 milioni di barili di petrolio al giorno (bpd). Andando a commentare più in dettaglio i succitati dati relativi al PIL emiratino, occorre rilevare che se nel 2014 gli EAU hanno registrato un incremento del PIL reale pari al 4.6%, nel 2015 la crescita si assesta sul +3%. Dunque nonostante una lieve flessione, si potrebbe ragionevolmente concludere che il trend della crescita nazionale si mantiene positivo. Ciò inoltre appare confermato dalle recenti proiezioni di crescita ad una media del 3.6% nel periodo 2015-2019. La futura prospettiva di crescita del Paese risulta incoraggiata da un consolidamento economico, passato per un risanamento delle finanze pubbliche e per un’imponente politica di diversificazioneeconomica intrapresa dal governo emiratino da un quinquennio a questa parte. Abu Dhabi ha scelto di puntare sull’ampliamento dei settori dei servizi, del real estate, del manifatturiero e del turismo. In tal modo, è stato possibile per l’establishment emiratino, ridurre l’incidenza delle rendite petrolifere sulla quota del PIL, da un 80% nel 1980 al solo 35% nel 2016. Dunque, non tanto i proventi del settore oil&gas, quanto lo sviluppo e il trend di crescita di altri settori economici, centrali nei piani di diversificazione appena menzionati, risultano trainanti della crescita del Paese. Inoltre contribuiscono ad una rosea prospettiva di crescita, l’assegnazione a Dubai dell’Espozione Universale del 2020 e il piano governativo di sviluppo, UAE Vision 2021, ideato con l’obiettivo di rendere quello emiratino, un Paese ben sviluppato e pronto ad ospitare un evento di portata mondiale come EXPO 2020. UAE Vision 2021 ricomprende consistenti piani di investimento che insistono sui settori chiave Trasporti e Infrastrutture, Turismo e Hospitality, Real Estate, Energia e Green Energy. Alla luce di quanto brevemente esposto, si può quindi sostenere che la lungimiranza del governo ha permesso agli Emirati da un lato, di essere solo lievemente affetti dalla crisi economica mondiale ancora in corso e dall’altro, di porre l’economia nazionale al riparo dalla volatilità dei prezzi delle materie prime, nello specifico e per quel che qui rileva, del prezzo del greggio. Gli EAU infatti possono considerarsi ad oggi, un’economia sostanzialmente resiliente, sia all’andamento dell’economia mondiale, sia al drastico calo sperimentato dai prezzi del petrolio sui mercati globali. Il regime commerciale degli EAU può essere considerato fondamentalmente un regime di libero scambio. Tale apertura è apparsa, all’establishment emiratino, strumentale al consolidamento dell’economia nazionale e di una stabile crescita economica. Stato membro dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) dal 10 Aprile 1996, gli EAU ne condividono l’obbiettivo di progressiva liberizzazione degli scambi mondiali attraverso l’incoraggiamento e la facilitazione di accordi commerciali tra i governi dei Paesi Membri. Gli EAU inoltre, uno degli stati promotori della Doha Develoment Agenda, appaiono molto attivi nella riduzione ed eliminazione delle tariffe e delle barriere non tariffarie sulle materie prime e nella liberalizzazione del commercio dei servizi. Gli Emirati sono, inoltre, uno degli Stati fondatori del GCC, di cui applicano le tariffe comuni stabilite. Nell’area regionale di riferimento, gli EAU hanno inoltre rivolto gli sforzi all’incoraggiamento di accordi all’interno della Greater Arab Free Trade Zone (GAFTA), in vigore dal 1998. La GAFTA poggia su un programma esecutivo tra 17 Stati Arabi, atto ad aiutare la falicitazione degli scambi e su Accordi di sviluppo, accessori. Infine, per quanto riguarda il business environment, gli EAU sono al 31° posto al mondo quanto a facilità di apertura, conduzione e chiusura d’affari (Fonte: Doing Business 2016). Secondo la vigente normativa, negli EAU è consentito condurre i propri affari e dunque vendere i propri prodotti liberamente agli utilizzatori finali attraverso l’utilizzo di rivenditori, la creazione di Joint Ventures (JV) o l’apertura di attività in Franchising. Le forme societarie ammesse sono le seguenti: Limited Liability Company (LLC), Licenza Professionale, Ufficio di Rappresentanza, Branch, apertura in Free Trade Zone (FTZ). Eccezion fatta per queste ultime6 , agli stranieri non è attualmente consentito possedere una quota superiore al 49% del capitale sociale, nel caso in cui la propria attività sorga sul suolo nazionale degli Emirati (cosiddetto Mainland). Occorre tuttavia rilevare che sono attualmente al vaglio alcune proposte legislative atte ad eliminare tale vincolo. 2. Politica commerciale degli Emirati Arabi Uniti Come precedentemente accennato, il regime commerciale degli EAU si configura come un regime aperto all’interscambio globale. L’OMC considera gli EAU una potenza commerciale, stanti l’alto rapporto sussistente tra i valori del commercio nazionale ed il PIL (trade to GDP ratio) e il contributo dell’interscambio del Paese ai volumi del commercio mondiale. Gli EAU inoltre sono ritenuti dei soggetti strategicamente importanti nel mercato globale dei capitali grazie all’azione di numerosi fondi d’investimento, tra cui i maggiori, Abu Dhabi Investment Authority, Dubai Ports Authority, Dubai Holding e Abu Dhabi International Petroleum Investment Co. (IPIC). Per la natura della presente analisi e dell’attività camerale, ciò che verrà trattato nel presente testo sarà principalmente il commercio di beni, in misura minore quello dei servizi, mentre verranno tralasciati i flussi di investimenti esteri. 2.1. Politica commerciale internazionale e regionale A dimostrazione della grande importanza che il commercio riveste per il Paese, occorre brevemente soffermare l’attenzione su alcuni dati rilasciati da OMC e CIA
1. Introduzione Dal 2010 l’Emirato di Dubai ha avviato una imponente riconversione energetica al fine non solo di perseguire la diversificazione del mix energetico di cui l’Emirato necessita, ma anche di contribuire alla diversificazione dell’economia stessa del Paese. Sotto la guida di Sua Altezza Sheikh Mohammed bin Rashid Al Maktoum, Vice Presidente e Primo Ministro degli Emirati Arabi Uniti (EAU) e governatore di Dubai, Dubai punta alla Green Economy ed alla Green Energy, energia rinnovabile. Nel settore, le politiche governative di riferimento sono due: la prima Dubai Integrated Energy Strategy 2030 data al 2010, mentre la seconda, più recente, Dubai Clean Energy Strategy 2050 è stata lanciata di recente nel Novembre 2015. Come si evincerà da questo breve lavoro, volto ad ottenere una visione d’insieme sui recenti sviluppi nel settore Green Energy, le maggiori iniziative sono quattro: Retrofit, Sheikh Mohammed bin Rashid Solar Park, Shams Dubai e Dubai Green Fund. 2. Dubai Integrated Energy Strategy 2030 Diversificazione Energetica e Riduzione delle Emissioni Inquinanti Il primo serio impegno in tal senso viene assunto con lo sviluppo nel 2010 e l’implementazione dal 2011 in poi, della strategia Dubai Integrated Energy Strategy 2030 (DIES). L’obiettivo della DIES 2030 è quello di assicurare a Dubai l’approvigionamento energetico di rinnovabili nei campi elettricità, impianti idrici e trasporti (power, water, transportation fuel). Incaricato dell’implementazione della policy governativa e della pianificazione di ogni singola attività è il Dubai Supreme Council of Energy (DSCE). Il Council collabora nell’espletare il proprio lavoro con le rilevanti authorities del settore energetico e con gli enti ivi attivi, al fine di garantire l’efficientamento degli impianti energetici targettizzati nel proprio piano d’azione e quindi da riconvertire alle rinnovabili. La missione governativa è dunque duplice: da un lato, si punta a riconvertire all’energia rinnovabile il sistema di approvigionamento energetico di Dubai, rendendolo pulito, sicuro ed efficiente; dall’altro lato, l’obiettivo è assicurare la crescita economica dell’Emirato in maniera sostenibile. Entrambe le declinazioni della missione governativa, hanno poi come corollario, l’assicurazione a cittadini e residenti di Dubai di un ambiente salubre e pulito. Pertanto, l’azione del DSCE si sviluppa lungo due linee direttrici: in primo luogo, si persegue la razionalizzazione e la gestione smart e green della domanda di energia di Dubai; in secondo luogo, si persegue l’obiettivo di ridurre le emissioni inquinanti nell’ambiente. Chiaramente entrambe sono linee operative strettamente correlate, pertanto destinate ad intrecciarsi, e non a stabilirsi su binari paralleli. Per quanto riguarda la razionalizzazione della domanda di energia esercitata dall’Emirato di Dubai, al fine di assicurarne la sostenibilità ambientale, il DSC ha implementato 8 azioni, variamente articolate al loro interno (cfr. Fig. 1). Sin dal 2010/11 dunque, il DSC ha delineato ed iniziato ad implementare un quadro d’azione per garantire la governance e l’attuazione del DIES 2030, sul lato della gestione del consumo energetico. Ottimizzazione delle sinergie ed efficienza nell’attuazione del DIES, le due ragioni che hanno spinto il DSCE a delineare policies e relative regolamentazioni nelle suddette aree di sviluppo del piano (power, water e transportation fuel). Per quanto riguarda invece, la riduzione di emissioni inquinanti nell’ambiente, il DSC si è mosso in sinergia con gli enti governativi deputati all’attuazione della UAE National Agenda 20211 . La figura seguente (cfr. Fig. 2) illustra i piani di implementazione della policy di riduzione delle emissioni inquinanti. 3. Retrofit e Sheikh Mohammed bin Rashid Solar Park Le maggiori iniziative da segnalare, parte di tale primo piano governativo, e che già attraggono I maggiori investimenti governativi sono il Programma Retrofit, afferente alla prima linea di intervento, e lo Sheikh Mohammed bin Rashid Solar Park, afferente alla seconda. Il Programma Retrofit, realizzato assieme alla Dubai Electricity and Water Authority (DEWA) per mezzo dell’ente appositamente creato da DSC e DEWA stessa, Al Etihad Energy Services2 , mira a realizzare il retrofit di unità abitative e non, pubbliche o private, ossia la sostituzione di tecnologie obsolete deputate all’approvigionamento energetico di ogni singolo edificio. Il fine del programma è di migliorare l'efficienza energetica dei vecchi edifici con l’introduzione di metodi alternativi (principalmente di sfruttamento dell’energia solare). Obiettivi del Programma Retrofit sono i seguenti: 1,7 terawattora (TWh) di elettricità da risparmiare annualmente entro il 2030 5.6 miliardi di Galloni Imperiali (IG) di acqua da risparmiare annualmente entro il 2030 1 milione di tonnellate di Co2 da abbattere annualmente entro il 2030 30.000 edifici da riconvertire (retrofit) nel solo Emirato di Dubai entro il 2030 Il progetto del parco solare Sheikh Mohammed bin Rashid Solar Park, posseduto anch’esso dall’Authority summenzionata, DEWA, si divide in tre fasi: Fase I, II, III. La prima fase ha visto la creazione di un parco solare per una capacità di produzione energetica pari a 24 milioni di kilowattora (KW/h) annuali. Iniziata a Marzo 2013, viene completata in meno di 20 settimane dall’esecutrice First Solar. Il parco viene inaugurato pertanto già nell’Ottobre 2013 come la più grande facility di energia solare nell’intera regione mediorientale. La fase II, attualmente in corso, prevede l’ampliamento del parco fino ad una capacità di 200 megawatt (MW) e l’inaugurazione del parco così ampliato, quindi la fine dei lavori, è prevista nel 2017. La terza fase avrà inizio con un incremento della capacità produttiva del parco sino a 1000 MW entro il 2020, per poi arrivare all’obiettivo delle 5000 MW entro il 2030, ovvero il 25% dell’energia prodotta dal solo Emirato di Dubai. L’inaugurazione dei lavori di inizio della Fase II si sono avuti nel Novembre 2015 ed è attualmente in corso la fase di pre-qualifica per le gare d’appalto relative allo sviluppo degli impianti nello Sheikh Maktoum Solar Park – Fase III. 4. Dubai Clean Energy Strategy 2050 Smart Initiatives, Shams Dubai e Dubai Green Fund Per l’inaugurazione della fase due del parco solare Sheikh Mohammed, è stato inoltre lanciato il nuovo piano governativo Dubai Clean Energy Strategy 2050 (DCES) con l’obiettivo di rendere Dubai un centro globale dell’energia pulita. La strategia consiste di cinque maggiori pilastri: Infrastrutture, Legislazione, Finanziamenti, Costruire Capacità e Conoscenze, Mix Energetico Pulito. Infrastrutture Nel pilastro Infrastructure rientra il Solar Park e il suo ampliamento, con un nuovo