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L’Italia? Il nuovo hub della finanza islamica

IICUAE Press
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Una corsia preferenziale per accedere ai capitali islamici e lavorare con i mercati del Medio Oriente, ma non solo, nel rispetto delle regole della Sharia «certificato» da uno delle big mondiali della finanza islamica. È la cornice dell’accordo siglato dalla Joint italian arab chamber of commerce (Jiacc) con l’emiratina Dar Al Sharia per favorire l’accesso delle grandi e medie imprese a un mercato dei capitali ricchissimo, ma poco esplorato dalle aziende italiane per via delle regole che sovrintendono gli investimenti Sharia compliant.

«Si tratta del primo tassello di un accordo più ampio che si andrà a sviluppare — spiega Pietro Paolo Rampino, vicepresidente della Jiacc —. L’obbiettivo è fare dell’Italia il nuovo hub europeo per la finanza islamica dopo l’uscita della Gran Bretagna dalla Ue». L’industria finanziaria islamica è una presenza consolidata nella City dove sono depositati oltre 5 miliardi di asset Sharia compliant, ma un ridimensionamento di Londra viene dato per certo.

Il partner dell’accordo, Dar Al Sharia, è una delle più grandi società al mondo di consulenza strategica sulla finanza islamica. Fa parte di Dubai Islamic Bank e offre a livello globale strumenti di investimento conformi alla Sharia e servizi che vanno dalla consulenza sulla governance, alla ricerca di capitali fino all’advisory strategico. Ha all’attivo più di 1.500 transazioni, per un valore di circa 100 miliardi di dollari.

«Operare sui mercati con le regole della finanza islamica — spiega Rampino — richiede l’adozione di una serie di procedure e impegni che adesso Dar Al Sharia può certificare, consentendo alle imprese che decidono per esempio di concorrere per una commessa a Dubai, di poter essere realmente competitive con quelle locali. Il totale adeguamento alle regole della Sharia è certificato da una delle tre big mondiali della finanza islamica».

Nel mondo islamico il concetto di finanziamento non è quello di un semplice prestito: «Si intende l’affidamento di un processo produttivo al creditore, attraverso cui viene garantito il capitale. Non si dà denaro in cambio di un interesse. Alla base c’è il rapporto di fiducia tra le parti — spiega Rampino —, in quanto debitore e creditore si trovano ad avere lo stesso interesse e non sono quindi contrapposti».

L’accordo tra Jiac e Dar Al Sharia si sviluppa su diversi livelli. La collaborazione consentirà di fornire servizi di consulenza in tema di Sharia compliance ad autorità, enti, aziende ed organismi specializzati italiani. Ma offrirà anche una via di accesso al mercato dei capitali islamici, per raccogliere fondi da investire nei business che seguono le regole dell’Islam. Secondo l’Ifsb (Islamic Financial Services Board) gli asset liquidi che vengono gestiti in obbedienza alle leggi religiose dettate dalla Sharia ammontano a quasi 3.500 miliardi di dollari. Vengono investiti in tutto il mondo, non solo nei Paesi islamici, e dunque il vantaggio per un’impresa «certificata» è di poter competere ovunque ci siano commesse Sharia compliant.

 

Fonte: https://www.corriere.it/digital-edition/ECONOMIAFC_NAZIONALE_WEB/2021/07/19/24/plitalia-il-nuovo-hub-della-finanza-islamicap_U32702159332092syG.shtml