LOADING

Type to search

Webinar- Nuove Frontiere dell’Autoriciclaggio

Share

La Camera di Commercio Italiana negli EAU ha organizzato  un webinar gratuito il 19 Aprile 2021 alle ore 16.30 (14.30 in Italia) in lingua italiana tenuto dall’Avvocato Paola petti e dall’Avvocato Silvia Rosa dal titolo:

Nuove frontiere dell’autoriciclaggio: bilanciamento tra esigenze di legalita’ e operativita’ del business

Avvocato Silvia Rosa: Purtroppo, a volte in modo inconsapevole si possono mettere in atto dei comportamenti che possono essere considerati gravi e possono portare a delle misure adottate in questo caso dalle banca ad esempio, che in via cautelativa può ricorrere all’adozione di misure estremamente fastidiose e scomode come il congelamento del conto corrente se non addirittura la sua chiusura, il che per un individuo, e soprattutto per una impresa rappresenta uno scenario apocalittico poiché si trova impossibilitato a pagare i dipendenti e fornitori. La banca in questi casi da dei tempi limitatissimi per operare il trasferimento dei fondi. Questo fa sorgere una certa apprensione nell’utente finale ma anche nei professionisti che si ritrovano a loro volta ad adoperare in questo sistema, anche in ragione al loro mandato, e a volte possono essere chiamati a mettere in atto delle transazioni che però possono destare il sospetto da parte della banca, e quindi creare notevoli problemi al professionista stesso oltre che al cliente finale. Oltretutto, aprire un conto corrente negli emirati, alla luce della nuova regolamentazione in atto è sempre più complesso e può richiedere mesi di lavoro.

Le principali fonti legislative negli EAU sono:

Il decreto legge federale n. (20) del 2018 sull’antiriciclaggio e la lotta al finanziamento del terrorismo e al finanziamento delle organizzazioni illegali

Il regolamento di attuazione n. (10) del 2019

La struttura normativa degli EAU è composta da una serie di leggi e regolamenti federali, civili, commerciali e penali, a cui si collegano delle regolamentazioni emesse dalle autorità vigilanti responsabili della attuazione e applicazione delle normative. Poiché la legislazione penale rientra nella legislazione federale, negli Eau i reati di riciclaggio di denaro e finanziamento del terrorismo e le organizzazioni illecite sono disciplinante dalla normativa penale federale, ovvero il Codice penale. Conseguentemente la legislazione federale e i relativi regolamenti di attuazione sono in vigore in tutti gli emirati comprese le free zone. Il decreto n. (20) del 2018 è estato emesso per sviluppare ed estendere la struttura legislativa degli emirati per garantire la conformità agli standard internazionali sull’antiriciclaggio e il contrasto al finanziamento del terrorismo. Gli emirati infatti collaborano attivamente nell’ambito del quadro internazionale alla lotta del riciclaggio e al finanziamento dell’antiterrorismo unitamente a varie organizzazioni internazionali, non da ultimo l’ONU. In particolare, il regolamento attuativo richiede alle istituzioni finanziarie collocate negli emirati di creare ed implementare le proprie procedure di antiriciclaggio unitariamente all’adozione di programmi di formazioni del personale finalizzate a contrastare l‘attività criminale all’interno del paese.

Il decreto legge definisce l’autore di un reato di riciclaggio di denaro come qualsiasi persona che è consapevole che il denaro è derivato da un crimine, e intenzionalmente trasferisce i proventi del crimine con l’intento di nascondere o mascherare la loro origine illecita; occulta o dissimula la vera natura, l’origine, l’ubicazione, il modo di disporre dei proventi o la proprietà degli stessi; acquisisce, detiene o utilizza tali proventi; aiuta l’autore del reato a sfuggire alla punizione. La legge stabilisce che per il riciclaggio di denaro, questo reato è indipendente dal reato presupposto e la condanna della persona che ha commesso il reato presupposto non protegge dall’essere puniti per il riciclaggio di denaro.

Il modello standard di riciclaggio, adottato dalla banca centrale degli emirati, descrive le fasi standard di questo reato. Per identificare e comprendere e valutare i rischi di riciclaggio, gli intermediari finanziari devono riferirsi al modello classico di riciclaggio di denaro. Questo modello descrive il crimine come composto da tre fasi distinte che a volte si possono sovrapporre.

La prima fase è data dal collocamento, in questa fase il criminale introduce i fondi o proventi del crimine nel sistema finanziario utilizzando una varietà di tecniche;

La seconda fase è la stratificazione, ovvero una volta introdotti i fondi, i criminali tentano di mascherare la natura illecita dei fondi o proventi del crimine impegnandosi in transazioni o strati di transazioni che mirano a nascondere la loro origine.

Da ultimo, l’integrazione, ovvero la fase in cui i criminali tentano di restituire o integrare i fondi riciclati nell’economia o di usarli per commettere nuovi reati attraverso transazioni e attività che sembrano esser legittime. Un obiettivo chiave per i criminali impegnati nel processo di riciclaggio del denaro e quindi alla base dei rischi specifici affrontati dagli intermediari finanziari, è lo sfruttamento di situazioni o fattori quali: prodotti, servizi, strutture, transazioni che favoriscono l’anonimato facilitando la rottura della traccia cartacea e l’occultamento delle fonti illecite dei fondi.

La banca centrale degli emirati è quella che regola tutte le banche, cambia valute, regola le società finanziarie e le altre istituzioni finanziarie negli EAU. Mentre, l’autorità di DFSA regola le imprese autorizzate che includono banche, compagnie assicurative, banche di investimenti che forniscono i servizi all’interno della free zone di DFSA. Tra le funzioni della banca centrale vi sono imporre sanzioni amministrative in casi di infrazioni di conformità, mettere istruzioni e raccomandazione, prendere tutte le misure necessarie per assicurare l’integrità del sistema finanziario negli EAU e mettere una serie di circolari che delineano in particolare i requisiti per indentificare il cliente da parte degli istituti finanziari e prevedono l’obbligo di segnalazione delle transazioni sospette.

L’ufficio preposto all’interno della banca centrale a filtrare e analizzare queste segnalazioni di operazioni sospette che arrivano dagli istituti finanziari, vi è la Financial Intelligence Unit (FIU) della banca centrale che è dedicata a questo scopo. Essa ha lanciato una piattaforma di antiriciclaggio chiamata goAML sviluppata anche dall’ufficio delle nazioni unite per segnalare e franare questo tipo di crimini organizzati. La piattaforma gira come parte integrante di quelle della FIU elevando la sua struttura informatica rafforzando una cooperazione a livello nazionale contro le attività criminali. Le aziende si devono registrare attraverso questa piattaforma, tutte le entità finanziare e le imprese o professioni non finanziarie designate quali AUDIT and tax consulting e finacial and management consulting hanno l’obbligo di registrassi entro il 31/03, ci saranno sanzioni per chi non adempie a questa registrazione che permette di monitorare la situazione e tenere sotto controllo la piaga del riciclaggio di denaro. Chi non ottempera può andar in contro a gravi conseguenze fino addirittura alla sospensione delle licenze e alla chiusura. Oltre a delle sanzioni finanziare in realtà ai sistemi piattaforme su cui le imprese si devono registrare sono 2, oltre a quella della goAML ce n’è un’altra dedicata principalmente alle società di import e export.

Per quanto riguarda il riciclaggio di denaro, i professionisti sono sottoposti ad una enorme lente di ingrandimento in ragione dell’attività che svolgono. Il riciclaggio di denaro da parte di terzi professionisti è stato identificato come una delle principali minacce negli EAU per la natura dell’attività che conducono. Questo porta i professionisti stessi che hanno a loro volta un conto corrente presso gli istituti bancari degli EAU a essere considerati per la loro natura high risk, quindi ogni transazione che viene messa in atto deve essere ben ponderata. Consigliamo anche di mantenere sempre una comunicazione aperta con il proprio istituto di credito al fine di verificare anche la possibilità di mettere in atto certe transazioni finanziarie, perché negli emirati soprattutto in ragione di questa nuova regolamentazione e della conseguente morsa che sta cercando di stringere al fine di evitare questo tipo di reato, l’operatività dello stesso professionista è piuttosto limitata, quindi per non essere a sua volta vittima di certe misure da parte degli istituti è bene mantenere una comunicazione aperta con il proprio istituto e verificare come mettere in atto certe transazioni.

L’espressione di Il riciclaggio di denaro in realtà include non solo il denaro in se o gli strumenti monetari di per se, ma anche tutta una serie di altre entità quali fondi bancari, altri conti finanziari, cripto valute, strumenti finanziari, titoli, azioni, obbligazioni, cambiali, diritti o altri i diritti trasferibili, contratti, polizze assicurative, proprietà intellettuale, licenze, beni immobili e mobili, e la proprietà di merci, terreni, metalli, pietra preziose, veicoli e motori, navi e opere d’arte. La dimensione o il valore monetario della transazione finanziaria commerciale, il periodo in cui essa avviene, la natura dei fondi o dei proventi sono irrilevanti ai fini del sospetto da parte delle istituzioni della segnalazione di un reato di riciclaggio di denaro, per questo bisogna essere estremamente cauti nell’effettuare delle operazioni finanziarie proprio perché la banca stessa ha una certa libertà di azione nello stabilire i propri protocolli. La banca centrale ha indicato delle linee guida però di fatto istituto poi adotterà i suoi protocolli e programmi al fine anche di rilevare quelle che sono tutte l transazioni sospette o eccezionali che di solito non si conducono a quel tipo di natura o attività eseguita dal professionista o dall’impresa e che quindi possono poi far scattare tutta una serie di procedure che se dovessero arrivare alla banca centrale ed essere confermate porteranno a delle conseguenze particolarmente gravi.

Avvocato Paola Petti: Gli istituti finanziari, le banche, sono tenute ad identificare e valutare comprendere i rischi del riciclaggio e finanziamento del terrorismo a cui sono esposti sulla base di una serie di fattori di rischio alcuni dei quali sono legati alla natura, alla dimensione e alla complessità del contesto operativo dell’attività del cliente. Quindi non si è di fatto mai sicuri, anche se un cliente ha un buon rapporto con la banca, questo non significa che la banca non dovrà essere in uno stato di allerta perché le banche stesse valuteranno con mezzi informatici estremamente avanzati, le transazioni da parte di un cliente e verranno allertati ove una transazione sia categorizzata come inusuale o si rendano conto magari di conseguenza di un rinnovo di una licenza che la struttura societaria diventata più complessa per esempio. Quindi il regolamento attuativo prevede inoltre che la due diligence sia rafforzata nei casi in cui i rischi sono elevati e i consulenti legali e gli avvocati sono automaticamente classificati come ad alto rischio cosi come altre società che sono aperte, quali la free zone, mentre per contro qualora il rischio sia meno elevato la banca può dotare di criteri e misure di conseguenza meno stringenti più ragionevoli e proporzionale in base alla natura del rischio.

Alcuni dei numerosi fattori di rischio a livello aziendali che gli intermediati finanziari dovrebbero considerare, sono innanzitutto i marcati di destinazione quindi laddove vi è un’impresa che commercia con dei paesi che sono dei big no per esempio con l’Iran. È possibile a Dubai effettuare transazioni con iraniani perché presenti da anni sul territorio nazionali ma non sicuramente con l’Iran stesso, esistono metodi di triangolazioni ma ricordo che in caso la banca richiamò un cliente per aver effettuato una transazione dall’Iran. In realtà il cliente si era semplicemente collegato utilizzando un VPN che malauguratamente aveva scelto l’Iran, l’IP del suo computer cosi come riportato al sistema bancario era un IP che permetteva di identificare un collegamento dall’Iran stesso per una transazione online.

Per quanto riguarda la dimensione e complessità della struttura giuridica aziendale, possiamo fare riferimenti alle società off-shore, alle stesse società in free zone in cui più la struttura è complicata più la banca vuole verificare chi è l’ultimo beneficiario (OBO) e pone sotto una lente di ingrandimento la struttura per comprendere appieno chi siano, chi si nasconda dietro lo schermo di una società.

Inoltre, tassi di crescita della base dei clienti, Modello di business, L’aerea geografica, Coerenza con il profilo del cliente, ed infine Infrastrutture IT e capacità dei sistemi informativi di gestione. Molto spesso vi sono dei clienti che noi seguiamo che hanno delle dimensioni modeste e che si rifiutano di avere dei sistemi informativi non forzabili riconosciuti dagli EAU e la nostra premura è sempre convincerli poiché è importante poter dimostrare in ogni momento a fronte di eventuali richieste da parte della autorità o delle banche stesse che si compila con le linee guida e con quanto necessario per evitare il rischio di incappare anche involontariamente in situazioni di money laundering.

Per quanti riguarda l’area geografica, ci sono l’Iran o altre aree come Cipro che non sono viste con favore da parte degli emirati e soprattutto ogni transazione deve essere coerente con il profilo del cliente. In questi casi è sempre la licenza che deve parlare, il caso più semplice è di coloro che abbandonano una licenza per diventare investitori in questo paese e avere un visto come investitori o come pensionati. Nel momento in cui si ha un visto di questo genere, e un conto corrente collegato, la banca monitorerà le transazioni e verificherà che tutte le transazioni siano in linea con la tipologia di licenza cosi come quanto riguarda la nostra società come consulenti aziendali o legali. Ciò che ci si aspetta sono pagamenti a fronte di fatture per onorari, quindi la banca vede con sospetto il pagamento di un fornitore soprattutto se è un fornitore a carattere internazionale, in tutti questi casi è necessario preventivamente far riferimento al proprio referente all’interno della banca esponendo preventivamente il caso e quindi ricevendo di fatto una approvazione di quella che sarà la transazione. Il profilo di rischio di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo di ogni cliente è dinamico e quindi varia secondo diversi fattori tra cui la scoperta di nuove informazioni o il cambiamento di un comportamento. Un caso che abbiamo seguito è di un cliente che ad un certo punto è incappato in un procedimento penale in Italia, di questo procedimento penale l’eco è stato dato su una rivista non primaria ma bensì sul “resto del carlino”. I potenti mezzi social che ormai ci connettono a livello globale hanno fatto si che la banca venisse a conoscenza di questa situazione nonostante la complicazione in lingua italiana in una testata di una rivista minore, ma non solo, la banca è tenuta alla conoscenza di una serie di informazioni.

Siamo venuti a sapere informazioni che non dovremmo sapere perché per le banche non è possibile il così detto tipping-of, cioè non è possibile avvisare il cliente del fatto che a seguito di una transazione o informazioni è sorto “indagine”. Questo per evitare che il cliente si possa discolpare, ecco perché è importante essere scudati da un rapporto stretto con un relationship manager. Purtroppo, le banche oggi per avere una relationship manager dedicato richiedono una giacenza sul conto molto importante, ad esempio la FAB sono 500.000 dirham cosi la Arab Bank, mentre la altre banche chiedono 200.000 dirham, quindi si parla tra i oltre 200.000 e oltre 100.000 euro che per una realtà piccola possono essere una somma consistente. Qualora non si abbia un relationship manager, è importante avere un consulente con un relationship manager in modo tale da anche se la protezione sarà minore, almeno si potrà vincolare determinate domande.

Come possiamo proteggerci? Innanzitutto, nella nostra attività è opportuno identificare attentamente il cliente e fare uno screening dei precedenti del cliente per verificare l’applicabilità di azioni finanziarie internazionali piuttosto che in particolari situazioni in cui il rischio sia più elevato ove identifichiamo delle informazioni potenzialmente contrarie come ad esempio dei precedenti penali. Non in tutti i casi è opportuno fare il work-check che è una procedura costosa, ma molto spesso una minima attenzione è sufficiente navigando in rete. In tutto ciò, il monitoraggio della relazione con il cliente dovrà essere continuo se è continuo il rapporto con il cliente. Dovrà anche sempre essere garantita coerenza tra le transazioni condotte e le informazioni raccolte e il comportamento che ci si attende.

Sulla base dei principi conosciuti KYC (know your costumer) e della due diligence nei confronti della clientela basata sul rischio, l’identificazione e la verifica dell’identità del cliente è una componente fondamentale per un efficace programma di gestione e riduzione del rischio di riciclaggio e finanziamento del terrorismo ma anche di riduzione del rischio di vedersi inconsapevolmente incolpevolmente ridotta l’operatività a livello bancario. Le componenti fondamentali dell’identificazione di un cliente, sono dati personali che possono essere raccolti chiedendo al cliente di inviare la carta di identità, passaporto, visto se residente negli emirati, la licenza per quanto riguarda la sede principale dell’impresa.

Quando si tratta di cliente a più alto rischio, oltre al tipo di informazioni, dati personale e indirizzo, si possono considerare di ottenere delle informazioni più dettagliate sulle loro attività, come dimensione prevista e/o fatturato ei saldi dei conti o attività transazionali, tipi e volumi attesi di transazioni, quali sono le controparti conosciute o previste o intermediari terzi con cui il cliente conduce transazioni.

Per quanti riguarda le persone giuridiche, gli istituti finanziari sono obbligati a identificare qualsiasi persona fisica che possiede o controlla una partecipazione del 25% o più, identificando le persone he ricoprono posizioni di alta direzione o altre posizioni di controllo. Qualora si venga colpiti nella chiusura di un conto corrente anche personale, se si ha una percentuale superiore al 10% in una azienda, verrà chiusa in via del tutto automatica anche il conto corrente dell’azienda relativa compromettendo non solo l’attività della società ma anche gli interessi deli altri partner ancor più inconsapevoli dell’attività del partner negligente.

Nel monitoraggio continuo che viene effettuato dagli istituti bancari, le operazioni devono essere normali cioè devono essere transazioni che sono tipiche per il cliente per le parte coinvolte, devono essere ragionevoli cioè devono sempre aver una chiara logica ed essere compatibili con i tipi di attività che il cliente e le controparti sono soliti espletare ed infine devono essere legittime. Se il cliente e le controparti sono autorizzati ad impegnarsi in tali transazioni, come quando sono richieste esigenze specifiche, permessi o autorizzazioni ufficiali.

Domande

Utente 1: Esiste una black list precisa di questi paesi?

Avvocato Paola Petti: Non esiste una lista precisa perché sarebbe un discorso molto ampio e vario, dipende da che tipo di attività si effettua con il paese i riferimento, quindi è molto difficile perché egli emirati cambiano spesso atteggiamento nei confronti di paesi diversi. Da banca a banca la situazione cambia, per esempio ci siamo spaventati perché ci hanno detto che i fondi detenuti alle isole di Man non potevano più toccare gli Emirati e ci è stato detto che tutte le isole di fatto per essere sicuri era meglio non toccarle. Tanti tra coloro che sono residenti negli emirati, hanno un conto off-shore elle isole di Man e quindi il pensiero di non poter più avere accesso ai propri fondi o nel caso di un qualsiasi operazione, per esempio acquisto di un immobile, era devastante. L’altra banca ha sconfessato questa situazione, ecco perché in caso di transazioni inusuali è opportuno fare riferimento al proprio relationship manager. Se si fa una transazione sospetta, la banca può ritenere che quel cliente non risponda al suo appetito di rischio e quindi chiudere il conto anche se il cliente ha effettuato un’operazione assolutamente in chiaro. Un altro aneddoto è stato quello di un cliente italiano che desiderava acquistare un immobile e i proprietari dell’immobile erano italiani. Questi italiani non avevano dichiarato l’immobile quindi si sono accertati non della provenienza dei fondi ma di dove il cliente fosse residente, il cliente è fiscalmente residente negli emirati e non ho detto che il cliente trasferiva i fondi dall’Italia agli emirati e dagli emirati li avrebbe trasferiti al venditore. Il venditore, di questi soldi doveva disporne in modo diverso, allora si è accettata una transazione in contanti, una transazione assolutamente importante. Non erano ancora in un ambito sospetto, gli emirati non avevano ancora emesso la normativa del 2018 e quindi siccome la transazione doveva essere portata a compimento in qualche modo, ho convinto il cliente a riportare l’assegni circolare in banca. La banca ha ritenuto che ci fosse un sospetto di money laundering e la transazione è andata a buon fine, non sa cosa ne sia stato dei venditori italiani il mio cliente ha dovuto soggiacere ad una pesantissima due diligence e il conto li è stato bloccato per un anno.

Utente 1: La mia azienda che ho costruito qui a Dubai nel 2016, soltanto l’anno scorso è riuscita ad aprire un conto corrente con una banca locale perché il socio italiano che detiene al 100% l’entità di Dubai, ha avuto a che fare nella sua normale operatività con l’Iran e quindi solo per questo non ci permettevano di aprire in una banca locale e dovevamo operare in UniCredit o banca intesa che ci conoscono dall’Italia nel loro branch di abu Dhabi. Il KYC che chiedono adesso le banche è farneticante, la legge direbbe fino al 25% , i realtà ho dei grossi problemi perché alcuni soci che hanno il 20% del 100% di un società che detiene quella del golfo, quindi rispetto a quella del golfo hanno 2,5% e non sono disponibili a dare il proprio passaporto perché non riconoscono la carta d‘identità italiana e che creano una serie di problemi di soci che hanno una part infinitesimale dell’azienda.

Avvocato Paola Petti: molti anni fa quando abbiamo aperto la nostra società di consulenza legale avevamo un socio che deteneva una quota minima, inferire al 10%. Volevamo cambiare banca perché non eravamo estremane contenti ma non c’era stato permesso perché non aveva la residenza. Quindi lui aveva dato il passaporto e tutte le credenziali possibili immaginabili ma non era stato possibile e soltanto con estrema fatica eravamo riusciti a comprendere il motivo. Molto spesso con le banche non si ha un dialogo, ci son casi in cui la banca ha chiuso il conto e l’interessato si è trovato un assegno che non sapeva dove portare, ma capire perché avevano chiuso il conto approfondendo la conoscenza, qualche idea in più ce la avevamo. In quel caso era stato una transazione unica molto grossa sulla quale la banca aveva deciso che poteva essere una transazione non legittima, però sono sempre delle illazioni come le banche si muovono effettivamente è talvolta è farneticante.

Avvocato Silvia Rosa: Manca molte volte l’interlocutore, bisogna costruire una relazione con chi va oltre la prima linea. Consigliamo in questi casi, per ovviare, perché si possono creare queste situazioni in cui la banca decide di congelare i conti limitando l’operatività. Consiglio se possibile di avere un ulteriore conto corrente per le emergenze dove trasferire all’occorrenza considerando che aprire un conto corrente negli emirati richiede molto tempo e molto lavoro e quindi effettivamente questo potrebbe essere in ottima soluzione. Di recente abbiamo anche consigliato a dei clienti in virtù dell’apertura di un ulteriore conto, se compatibile con la loro attività di business, ad esempio di appoggiarsi sulle licenze. Le licenze hanno un costo notevole, se sono attività di consulting o management o business ma non solo. Il dipartimento di economia di adi abu Dhabi di recente ha introdotto la possibilità di ottenere licenze da Freelancer a un costo irrisorio, però costando poco danno poco, e permette di ottenere un visto per sé e per la propria famiglia. Ha un costo di 530 dirham per 2 anni di licenza, cancellare la licenza ha un costo altrettanto irrisorio di 500 dirham. Questa licenza di abu Dhabi permette di trovare questo escamotage, questa rete di emergenza, perché permette di aprire un conto.

Utente 1: portare certe incongruenze, che rischiano di compromettere l’attività dell’azienda alla corte di Dubai, porterebbe a qualche risultato?

Avvocato Paola Petti: Sul portale della banca centrale c’è la possibilità di portare questa situazione però per quanto riguarda le banche è molto difficile perché quando si firma un conto corrente, una delle condizioni potrebbe essere che la banca si può riservare di buttarti fuor quando vuole. Se uno ha accettato questa condizione, è difficile poi andare a sindacare un comportamento perché le banche non ti dicono la motivazione quindi non posso contrastare la decisione che può essere una rottura unilaterale perché la banca se lo può permettere.

Avvocato Silvia Rosa: È però anche comprensibile il timore delle banche perché in effetti il regolamento di attuazione, che sono le normative, possono porli in una luce drammatica perché possono essere oggetto di sanzioni importantissime. Nel gennaio 2021, 11 banche erano state multate per un importo stratosferico perché effettivamente avendo non rispettato la normativa antiriciclaggio. Con questo timore alcune volte preferiscono perdere il cliente anche se sulla base di un sospetto piuttosto che trovarsi a pagare sanzioni da capogiro se non altre conseguenze proprio in virtù di queste.