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L’ordinanza allo studio del ministero della Salute: e in caso di positività l’isolamento diventa coatto

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Non solo il blocco dei voli. Al ministero della Salute si lavora anche su altri atti per limitare il rischio di una diffusione del virus da parte di chi arriva da fuori.

Come noto, Roberto Speranza ha deciso di mantenere l’isolamento di due settimane per tutti coloro che arrivano da Paesi extra Schengen, malgrado l’Europa abbia aperto ai cittadini di 13 Paesi. La misura però può non bastare, intanto perché non intercetta chi giunge in Italia per motivi urgenti di lavoro e nemmeno i nostri connazionali che rientrano. Inoltre non è facile controllare il rispetto dall’isolamento fiduciario. Infine ci sono i rischi legati a chi fa scalo in un Paese dell’area Schengen e potrebbe così saltare i controlli nei nostri aeroporti.

Prima di tutto i tecnici del ministero devono decidere quali sono i Paesi da considerare più pericolosi. Ovviamente devono avere una situazione epidemiologica peggiore dell’Italia. Inoltre si ritiene di non utilizzare l’elenco delle zone più colpite del mondo dell’Oms bensì di basarsi sul numero di casi per 100mila abitanti. Coloro che arrivano da Paesi che stanno sopra una certa soglia andranno controllati con test diagnostici direttamente in aeroporto. Si farà cioè il tampone, il cui risultato dovrà essere atteso dall’interessato in una situazione “protetta”, ad esempio in albergo. Non ci vorrà comunque tanto a conoscere l’esito, visto che oggi si sono ridotti i tempi di risposta dei laboratori. Chi risulterà negativo dovrà comunque mettersi in isolamento fiduciario di 14 giorni, visto che la malattia potrebbe non essere stata intercettata perché era in corso l’incubazione. Si sta valutando semmai se fare un secondo tampone dopo cinque giorni (come proposto dalle Regioni) per “liberare” definitivamente quella persona.

Se invece il risultato del test dovesse essere positivo, l’interessato dovrà rispettare un isolamento questa volta coatto. E cioè obbligatorio. Si vuole dare l’idea di una misura forte, che se non rispettata comporterebbe gravi conseguenze per il cittadino. Se queste persone non hanno sintomi o ne hanno pochi ma non dispongono di un’abitazione sicura per l’isolamento, andranno messe in un albergo sanitario. Tutte le Regioni hanno attivato questo tipo di strutture nel momento più grave della pandemia, proprio su richiesta del ministero alla Salute. Se invece il positivo ha sintomi importanti o che comunque rendono necessario il ricovero in ospedale viene trasferito in un reparto Covid. Qualcuno potrebbe rifiutarsi, come l’imprenditore di Vicenza che fino all’ultimo ha fatto di tutto per non essere ricoverato.

Per questo, come già fatto intendere dal ministro Speranza dopo la richiesta del governatore veneto Luca Zaia, potrebbero essere riviste le leggi che regolano il Tso, il trattamento sanitario obbligatorio solitamente disposto dai sindaci per persone con problemi psichiatrici.

Dare il via a questa serie di controlli richiede un importante intervento organizzativo ma anche economico e al ministero si sta analizzando anche questo aspetto.

 

Articolo di Luca Bocci per Repubblica.it