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Il gruppo SNAM svolgerà un ruolo di primo piano nell’infrastruttura del gas degli EAU

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Il gruppo, alleato con 5 fondi di investimento internazionali, è in pole position per il 49% dell’infrastruttura.

Roma. Aumenta il peso delle società italiane del settore energia nel Golfo Persico. Entro fine mese, dovrebbe chiudersi l’operazione che porterà il gruppo Snam a svolgere un ruolo di primo piano nelle infrastrutture del gas di Abu Dhabi. Sono infatti alle ultime battute le trattative per la cessione del 49% della società che fa capo ad Adnoc, il colosso controllato dal governo dell’Emirato che sta aprendo a vari livelli le proprie attività a gruppi stranieri.

Snam, controllata dal ministero dell’Economia tramite Cdp, è l’unico gruppo industriale all’interno del consorzio internazionale che si è guadagnato il diritto di sedersi al tavolo con Adnoc. Oltre a Snam ci sono cinque fondi di investimento: lo statunitense Global Infrastructures Partners (in qualità di capofila), i canadesi Brookfield e Ontario Teachers Pension Fund, la coreana Nh per finire con Gic, il fondo sovrano di Singapore. Secondo quanto riportato da Bloomberg, il consorzio sta trattando il finanziamento con un pool di banche: l’operazione che valuta la società di Adnoc circa 15-16 miliardi prevede una leva attorno al 70-80 per cento del totale dell’investimento, per cui l’impegno finanziario cash dei vari componenti è di qualche centinaia di milioni.

Il perché la cordata sia composta da più fondi e da uno solo partner industriale è presto detto. La famiglia che guida l’Emirato sta aprendo agli investimenti stranieri le sue attività negli idrocarburi: si va dai permessi per la ricerca di giacimenti di petrolio e gas allo sviluppo delle infrastrutture. Di conseguenza, cerca alleati di lungo periodo interessati a condividere il processo di crescita economica di Abu Dhabi: fondi sovrani e pensione sono l’ideale perché hanno un’ottica di investimento non a breve e cercano rendimenti certi ma più contenuti, a differenza dei fondi più speculativi.

Allo stesso tempo, Abu Dhabi ha bisogno di tecnologia. Ecco spiegata la presenza di Snam. La società guidata da Marco Alverà è diventata negli ultimi anni uno dei leader europei nella gestione dei gasdotti (con attività dal sud della Francia alla Gran Bretagna, dalla Grecia all’Albania): nel caso vada in porto l’operazione ad Abu Dhabi, lavorerà a stretto contatto con i tecnici di Adnoc nella gestione di una rete di oltre mille chilometri che collega tutti gli impianti dell’Emirato.

È la stessa logica con cui Eni ha rilevato il 20% della società di Adnoc che gestisce le raffinerie del paese, tra i più grandi a livello globale. Considerando che ad Abu Dhabi lavora da anni il gruppo milanese Maire Tecnimont, specializzato nella realizzazione di impianti petrolchimici, si può dire che il peso geopolitico delle aziende italiane nel Golfo potrebbe fare un nuovo passo avanti.

Fonte: articolo di Luca Pagni per La Repubblica.it

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