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Prospettive per le imprese Italiane post Covid-19: l’impatto sull’economia e le proposte di ripartenza

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Elaborazione a cura di Beatrice Calabrese, Senior Trade Analyst della Camera di Commercio Italiana negli EAU, sulla relazione di Andrea Prete, Vice Presidente vicario nazionale di Unioncamere, all’audizione presso la Commissione Industria, Commercio e Turismo del Senato

Con quasi 3,2 milioni di contagiati nel mondo e più di 220.000 morti, come segnalato dallo Health Emergency Dashboard dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (dati al 2 maggio), il COVID-19 ha finora presentato un conto salatissimo in termini di vite umane, pagato per metà dall’Europa in termini di contagi e di deceduti.

Un conto nel quale si deve comprendere la seconda emergenza, quella economica, che dalle stime più recenti dell’FMI significa per l’Italia il -9% di PIL e un tasso di disoccupazione in crescita al 12,7%. Anche in questo caso stime probabilmente affette da una sostanziale sottostima.

Questo è il contesto nel quale si sono trovate ad operare imprese ed istituzioni, e tra queste le Camere di commercio, con una domanda delle imprese che ha assunto i toni della vera e propria richiesta di aiuto.

L’IMPATTO COVID-19 SULL’ECONOMIA ITALIANA 2020/2021

Il Sistema camerale ha diffuso lo scorso 17 aprile l’aggiornamento dei dati di Registro imprese per il primo trimestre 2020. Si registrano quasi 30mila imprese in meno nei primi tre mesi dell’anno, contro un calo di 21mila nello stesso trimestre del 2019, fenomeno legato soprattutto a una riduzione delle iscrizioni che, nonostante il trimestre includa almeno due mesi non toccati dagli effetti di COVID-19, già sono di oltre 21 mila imprese al di sotto della media dei primi trimestri degli ultimi 11 anni. Per contro, le cancellazioni effettive (al netto di quelle di ufficio, ovvero) sono al di sotto della media degli analoghi periodi degli anni passati, ma di un valore pari alla metà di quello evidenziato (circa 10 mila imprese).

Con riferimento al commercio internazionale dell’Italia, l’Istat ha recentemente diffuso i dati del mese di marzo 2020 per il quale si stima, per l’interscambio commerciale con i paesi extra Ue27, una netta riduzione congiunturale sia per le esportazioni (-13,9%) sia per le importazioni (-12,4%). La forte contrazione su base mensile dell’export interessa tutti i raggruppamenti principali di industrie ed è più accentuata per beni strumentali (-24,6%) e beni di consumo durevoli (-21,8%). Analogamente, dal lato dell’import, si rilevano ampie diminuzioni congiunturali per tutti i raggruppamenti, con cali di maggiore entità per beni di consumo durevoli (-26,2%), energia (-24,2%), e beni strumentali (-14,1%). Da questo punto di vista è da segnalare la posizione di maggiore fragilità delle imprese esportatrici di minore dimensione e delle esportatrici meno consolidate. In tal senso, va ricordato che le imprese con meno di 50 addetti rappresentano il 90,7% delle imprese esportatrici e il 22,3% dell’export e che il 52,8% delle nostre imprese (oltre 60mila) esporta meno del 10% del proprio fatturato (dati Istat). Si tratta in molti casi di aziende che potrebbero essere tagliate fuori dai circuiti della domanda internazionale per via del brusco calo della domanda globale prospettato nell’anno corrente. Si tratta di un rischio che non ha solo ricadute di tipo economico, in quanto le imprese persistentemente presenti sui mercati sono capaci di migliorare la propria efficienza e la propria organizzazione.

L’effetto su scala globale dell’emergenza legata alla diffusione del COVID-19 è evidente sul versante della domanda internazionale (sia quella finale che di beni intermedi, crollata a seguito del lockdown imposto da numerosi paesi) e su quello della circolazione dei beni e delle persone (con conseguente annullamento di iniziative promozionali quali fiere, mostre, forum, b2b, ecc.). Per l’Italia, le stime finora elaborate circa l’impatto sull’export del Coronavirus per il 2020 oscillano fra un -5,1% e un -10,1%, a seconda dell’intensità e della durata della pandemia nei diversi paesi esteri colpiti dal contagio.
Per limitare gli effetti di questo scenario, vanno attuate – e rapidamente – alcune iniziative in grado di rilanciare (e, in prospettiva, rafforzare) la proiezione internazionale dell’Italia.

LE PROPOSTE SULL’INTERNAZIONALIZZAZIONE

Le Camere di commercio contribuiscono alla promozione delle imprese sui mercati internazionali attraverso numerose azioni. Le azioni del Sistema camerale si sviluppano in una logica di rete con il Governo e le strutture nazionali (Ice, Sace, Simest), con le Regioni e con le Associazioni imprenditoriali. Da un lato attraverso il coinvolgimento delle Camere di commercio sui territori, dei loro Centri estero regionali, delle agenzie specializzate, delle Camere di commercio estere in Italia e della rete delle Camere di commercio italiane all’estero. Dall’altro collaborando con l’Istituto per il Commercio Estero (ICE). Presso numerose Camere di commercio è attiva anche la rete informativa Enterprise Europe Network della Commissione Europea per la promozione e la crescita delle imprese in Europa. L’articolo 72 del D.L. 18/2020 (cd. Cura Italia), nel testo approvato definitivamente dal Parlamento, istituisce un nuovo Fondo per la promozione integrata verso i mercati esteri finalizzato all’adozione di misure di potenziamento delle attività di promozione del Made in Italy. Tali iniziative saranno realizzate nel rispetto delle linee guida e di indirizzo strategico adottate dalla Cabina di Regia di cui fa parte anche Unioncamere. Quello che si propone, come intervento di modifica all’articolo 72, è l’inserimento espresso degli enti del sistema camerale italiano (Camere di commercio italiane e Camere italiane all’estero) tra gli attori che operano a vantaggio dell’intero sistema di promozione pubblico del made in Italy.

Per evitare che, proprio quando sarà più necessario il supporto alle nostre imprese nel momento in cui riprenderanno vigore gli scambi internazionali, la rete delle Camere di commercio italiane all’estero non sia in grado di continuare a fornire il suo supporto a seguito delle attuali difficoltà, è necessario un programma straordinario di intervento che si colloca nelle linee prioritarie indicate in precedenza ma con specifiche risorse da parte del MISE. Tale Programma – di cui Assocamerestero ha già richiesto al MISE l’inserimento in uno dei provvedimenti legislativi in corso da parte del Governo – verrebbe realizzato essenzialmente attraverso tecnologie digitali e utilizzando il consolidato di conoscenza e know how delle CCIE. Si tratta di un complesso di azioni essenziali nella delicata fase di ripartenza post-emergenza, per una corretta azione di accompagnamento che nessun altro soggetto potrebbe fornire oltre alla rete camerale, potendo contare su una presenza capillare sui territori in grado di assicurare un supporto continuativo e un duplice collegamento tra imprenditoria estera locale e pmi italiane, soprattutto di dimensioni più piccole e spesso non abituali esportatrici.

La proposta si articola su tre linee per un totale di 15 Milioni di Euro per interventi da realizzare nel corso del 2020: 1) azioni informative e di assistenza on line sui diversi paesi esteri, da realizzare sostanzialmente con il lavoro delle strutture camerali; 2) attività di business matching, di assistenza e di supporto via web, per offrire all’imprenditore italiano un aggiornamento sulle opportunità e soprattutto sulle modalità di collegamento (business forum virtuali, attività di mentorship, ecc.) con il mercato estero e i suoi stakeholder; 3) azioni di formazione, anche in questo caso con l’utilizzo di tecnologie digitali, su web marketing, orientamento al consumatore estero, corsi di orientamento su come cogliere le opportunità di mercato e di inserimento nei programmi di finanziamento dell’Unione europea.

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