Tutti i settori vedono prevalere nettamente gli ottimisti sui pessimisti

Prudenti solo gli artigiani

 

 

 

 

 

 

Roma, 3 luglio 2015 – Al netto dei rischi provenienti dalla crisi greca, migliora nettamente il clima economico, soprattutto per l’industria pesante italiana. Meccanica e industria elettrica ed elettronica, nei preconsuntivi relativi al II trimestre dell’anno, mostrano una robusta dose di ottimismo, che rafforza i buoni risultati già conseguiti nel primo trimestre 2015. Ilvento di ripresa, però, comincia a soffiare con maggior intensità anche tra gli imprenditori della manifattura più tipica del made in Italy – sistema moda, alimentare e legno e arredo – dopo un inizio d’anno ancora decisamente incerto.

E’ quanto evidenzia la consueta indagine congiunturale sulle imprese manifatturiere, realizzata dal Centro studi diUnioncamere e dall'Area Studi e Ricerchedell'Istituto Guglielmo Tagliacarne.

Il preconsuntivo del II trimestre

Ammontano rispettivamente a +20 e +22 punti percentuali i saldi tra preconsuntivi di aumento e di diminuzione della produzione e del fatturato delle imprese manifatturiere per il II trimestre 2015. I miglioramenti più netti sono previsti dalle imprese con almeno 50 addetti che presentano un saldo positivo di +28 per quanto riguarda la produzione e di +34 per il fatturato a fronte dei +12 punti percentuali fatti segnare dalle piccole imprese. Tra i settori appare evidente una netta dicotomia fra i comparti dell'industria "leggera" e quelli della manifattura "pesante" con la prima che presenta risultati decisamente inferiori alla seconda. L'industria "pesante" viene trainata in particolare dalle industrie elettriche ed elettroniche (+27 la produzione e +36 il fatturato) a cui si affianca il comparto delleindustrie meccaniche e dei mezzi di trasporto che, probabilmente trascinato dalla ripresa delle immatricolazioni automobilistiche, vanta un’analoga performance in termini di produzione collocandosi appena dietro per quanto concerne il fatturato (+33). Leggermente più defilate le industrie chimiche, petrolifere e delle materie plastiche che fanno segnare un +26 di produzione e un +30 di fatturato. Il sistema moda è invece quello che evidenzia segnali di maggiore prudenza assestandosi a +12 per entrambi gli indicatori.

Anche se su livelli complessivamente più contenuti rispetto al complesso dell'imprenditoria, anche l’artigianato appare in grado di accodarsi a questi primi segnali di recupero, chiudendo il secondo trimestre con un saldo di +9 in termini di produzione e +8 come fatturato.

Dal punto di vista geografico, è il Mezzogiorno che dà slancio alla ripartenza del manifatturiero, chiudendo il secondo trimestre con un ampio +26 in termini di produzione che diventa addirittura +29 sul fronte fatturato. E’ comunque ancora una volta la domanda estera a esercitare i maggiori effetti espansivi sulle traiettorie di crescita del nostro manifatturiero nel corso degli ultimi mesi. Il bilancio fra risposte in aumento e in diminuzione con riferimento agli ordinativi esteri ammonta a +30, con le medio-grandi imprese che prevalgono sulle piccole con un saldo di +34 contro +22.

Il consuntivo del I trimestre

Contrastanti gli andamenti del I trimestre con la produzione che ha chiuso all'insegna di una sostanziale stabilità (-0,3%) rispetto all'analogo periodo dello scorso anno e il fatturato che ha invece mostrato segnali di recupero (+0,7%). Protagoniste le imprese con almeno 50 addetti, che per entrambi gli indicatori hanno messo a segno performance positive con una produzione chiusa a +0,4% e un fatturato che si è attestato a quota +1,8%. Di diverso tono invece l'andamento delle piccole imprese che hanno chiuso il trimestre con una riduzione del fatturato contenuta (-0,3%) ma un risultato più negativo della produzione (-0,8%). E ancora peggio sono andate le cose per l'artigianato ampiamente sotto quota -1%, con una produzione a -1,5% e un fatturato che si colloca appena due decimi di punto più su.

Rilevante è stata la crescita del fatturato dell'industria meccanica e dei mezzi di trasporto (+2,9%) decisamente superiore a quella fatta segnare dalla produzione (+0,7%), mentre industrie elettriche ed elettroniche hanno fatto chiuso il trimestre con variazioni del 2% in entrambe le voci. Il trend è stato invece decisamente negativo per il sistema moda che ha lasciato sul terreno oltre il 3% di produzione (-3,3%).

Il consuntivo dei primi novanta giorni di quest'anno è stato ancora decisamente pesante per il manifatturiero del Mezzogiorno, con il fatturato in calo del 2,1%. Le cose in termini di fatturato sono andate decisamente meglio nel Centro (+1,7%) e nel Nord-Est che si è attestato due decimi di punto al di sotto, mentre il Nord-Ovest ha registrato un +0,7%. In termini di produzione, invece, se il Mezzogiorno appare sempre come il territorio meno performante, il Centro evidenzia un arretramento piuttosto consistente e nel Nord solamente la parte orientale del paese mostra un avanzamento significativo.

In decisa crescita la componente estera (+1,7%) positiva per tutti i segmenti di attività produttiva ad eccezione delle industrie elettriche ed elettroniche (-0,8%) e delle piccole imprese operanti nell'ambito del sistema moda (-0,3%) e del legno-mobile (-0,1%).

Su scala territoriale è il Nord-Est l’area che ha tratto più beneficio dalla domanda estera (+2,7%), ma anche il Centro ha messo a segno un rialzo che sfiora il 2%, seguito dal Nord Ovest (+1,1%) e dal Mezzogiorno, che si è fermato poco al di sotto dell’1%.

 

Fonte: Unioncamere.it